Calendario eventi

Attualità in terapia cardiovascolare 2019

Attualità in terapia cardiovascolare 2019
6-7 Giugno 2019
Inizio iscrizioni
1 Aprile 2019
Fine iscrizioni
5 Giugno 2019

Posti

--

Accreditato il

29 Marzo 2019

Crediti

6,3

Ore formative

9

Località

Bologna

Prezzo

--

1) Epidemiologia delle malattie cardiovascolare con approccio diagnostico indispensabile, indicato e desiderabile

2) La finalità principale della terapia antipertensiva

3) Il moderno concetto di rischio globale: approccio tensivo è certamente rappresentata dalla necessità assoluta di ridurre in maniera efficace e persistente i valori di pressione arteriosa ad un livello che non sia in grado di nuocere al soggetto e che sia, per contro, in grado di limitare significativamente il potenziale di rischio inteso nel senso di probabilità di sviluppare un evento cardiovascolare fatale o non fatale in un lasso di tempo relativamente prossimo. La capacità intrinseca di controllare adeguatamente i valori di pressione arteriosa (efficacia terapeutica) risulta indipendente dal tipo di farmaco impiegato, ma la possibilità di acquisire una riduzione persistente dei valori pressori nella pratica clinica (efficienza terapeutica) dipende, invece, fortemente dal tipo di farmaco impiegato in ragione della diversa propensione dei farmaci antipertensivi ad essere assunti.

4) La finalità della terapia antipertensiva è quella di ridurre l’insorgenza, l'entità e la potenzialità di progressione del danno d’organo bersaglio, la cui presenza, soprattutto a livello subclinico, interessa una percentuale elevata della popolazione ipertesa e condiziona un incremento significativo del rischio cardiovascolare. La più importante finalità della terapia antiipertensiva è, però, certamente quella di migliorare la prognosi dei pazienti ipertesi sia in termini di morbilità che di mortalità cardiovascolari

5) In presenza di ipertensione arteriosa lieve e moderata e/o quando il rischio cardiovascolare globale non raggiunge livelli elevati, le nuove linee guida consigliano di iniziare direttamente con un’associazione di due farmaci a basso dosaggio con la possibilità, in caso di non completa efficacia, di incrementare le dosi di entrambi i componenti oppure, in alternativa, aggiungere un terzo farmaco sempre a dosaggio basso. Questo meccanismo sottolinea che le probabilità di ottenere un adeguato controllo dei valori pressori e delle complicanze dell’ipertensione arteriosa sono più elevate se vengono contemporaneamente utilizzati due farmaci con meccanismi di azione diversi fra loro.

6) Nella strategia terapeutica si colloca perfettamente l'associazione fra un antagonista recettoriale dell'angiotensina II e un diuretico tiazidico a basso dosaggio o fra un antagonista recettoriale dell’angiotensina II e un calcio-antagonista. Le associazioni permettono di potenziare l'effetto antipertensivo, di bloccare il sistema RAA e di limitare gli effetti indesiderati. È noto infatti che la curva dose-risposta della maggior parte dei farmaci antipertensivi può essere molto diversa dalla curva dose-effetti indesiderati, questi ultimi in genere molto più frequenti alle dosi elevate, alle quali non corrispondono altrettanti vantaggi in termini di efficacia.

7) Il vantaggio dell’utilizzo di associazioni fisse in un’unica compressa, con la prospettiva di migliorare la compliance del paziente alla terapia.

8) La complessità biochimico-molecolare e funzionale del RAAS fa si che una modulazione farmacologica completa possa avvenire solo attraverso una interazione diretta con l’attivatore fisiologico. Interventi diretti ad attività enzimatiche più basse nella cascata di attivazione del sistema o su singole popolazioni recettoriali determinano necessariamente una modulazione parziale, non modificando la generazione degli effettori e la loro interazione recettoriale, le cui conseguenze biologiche sono complesse e solo parzialmente conosciute. Da questo punto di vista i bloccanti diretti della renina (DRI) realizzano un effetto farmacologico del tutto innovativo, con un blocco completo del RAS sinora non realizzabile con le altre classi farmacologiche disponibili, sia utilizzate singolarmente che in associazione.

9) L’ipertensione costituisce uno dei principali fattori di rischio per la comparsa della fibrillazione atriale nella popolazione generale. Questa patologia aritmica aumenta il rischio di eventi cardiovascolari morbosi e mortali di circa 4-5 volte. I pazienti ipertesi che presentano queste caratteristiche dovrebbero essere sottoposti ad un trattamento antipertensivo aggressivo per prevenire eventi ictali o emorragie. E’ necessario ricordare come quasi tutti gli studi nei quali si è voluto confrontare l’efficacia degli anticoagulanti con gli antiaggreganti nella prevenzione tromboembolica nei pazienti con fibrillazione atriale sono stati sospesi precocemente in quanto emergeva ben prima del termine prestabilito dello studio la netta superiorità del trattamento anticoagulante.

10) Una nuova classe di farmaci inibitori diretti della trombina nel trattamento della fibrillazione atriale cronica o prima della cardioversione.

11) Nuove prospettive terapeutiche nella prevenzione del diabete di tipo II attraverso un intervento basato sull’impiego di un farmaco in grado di svolgere contemporaneamente la funzione di modulatore cardiovascolare e metabolico.

12) L’insegnamento dei grandi trial finalizzati a valutare gli effetti del trattamento farmacologico nei pazienti ad elevato profilo di rischio cardiovascolare. Come vengono applicate nella pratica clinica le nuove indicazioni dell’EMA per la riduzione del rischio di eventi cardiovascolari maggiori in pazienti ad alto rischio cardiovascolare

13) Acido urico e rischio cardiovascolare. Le evidenze, gli aspetti controversi e le prospettive future.

14) Appropriatezza prescrittiva: la scelta dei farmaci genericati. Le condizioni e i controlli per garantire gli standard di qualità farmacologica e farmaceutica.

15) Il peso delle valutazioni farmacoeconomiche nella scelta della terapia non deve essere l’elemento primario, una conoscenza dei concetti basilari della farmacoeconomia deve far parte del bagaglio culturale del medico, in quanto gli consente di razionalizzare maggiormente le scelte terapeutiche. Per una analisi farmacoeconomica più accurata è quindi necessario non limitarsi alla valutazione dei costi, ma considerare anche i risultati ottenibili con le varie opzioni terapeutiche. Valutare quindi, in prima istanza, anche l’efficacia. Il prezzo del mancato trattamento dell’ipertensione arteriosa è la condizione di gran lunga più costosa per il Servizio Sanitario Nazionale. Il fine di proseguire con assoluta priorità è, pertanto, un più esteso controllo della ipertensione arteriosa. Altri obiettivi sono di natura secondaria e i loro effetti sulla salute e la spesa sanitaria sono trascurabili o addirittura controproducenti.

16) Presentazione di un’esperienza condivisa: simulazione di un percorso diagnostico-terapeutico su paziente iperteso ad alto rischio cardiovascolare. Individuare il quadro clinico iniziale del paziente, in linea con l’intento didattico che si intende sviluppare, predisponendo criticità e punti chiave. Individuare l’evoluzione diagnostico/terapeutica ideale ed i principali aspetti critici e snodi logico-decisionali nella condotta del medico. Definire i possibili percorsi clinici alternativi rispetto a quello ideale. Domande e risposte con i partecipanti attraverso la creazione di gruppi di studio.